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giovedì 22 ottobre 2009

Due anni fa l’arrivo del Vescovo Trasarti

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21/10/09
Fano (Pesaro Urbino)- “Fa che io possa guidarlo sempre con sentimenti di pazienza, di dolcezza, di fermezza ed amore, nella predilezione per i malati, per i piccoli, per i poveri, per i peccatori. Amen”. Con questa espressione, riferita al gregge di Dio, Mons. Trasarti chiudeva la sua prima omelia nel giorno di ingresso nella Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola, 21 ottobre 2007. A distanza di due anni queste parole sono in sé un programma episcopale che accompagnerà il Pastore di questa Chiesa locale per tutta la sua vita, anche nella stagione “emerita”, quando un Vescovo non è più alla guida di una comunità diocesana. I sentimenti, citati dal Vescovo al suo ingresso, in questi due anni hanno iniziato a prendere forma e concretezza: negli incontri, nei rapporti interpersonali, negli eventi pubblici come in quelli privati e riservati. Il rapporto con il clero, prima fra tutti, è la cartina tornasole di quale sintonia o meno instaurata tra un Vescovo e i suoi preti. Si, sono suoi in tutto e per tutto; ne avverte la ricchezza e la povertà, la fatica e la gratuità, la pazienza e l’attenzione alle pieghe più deboli.

Un prete senza Vescovo è come una casa senza finestre: non si riesce a vedere oltre, lontano, vien meno anche la cattolicità. Così come un Vescovo senza i suoi preti è come una casa a cui manca la porta d’ingresso: viene meno il custodire, l’amare, il preservare. Specie i confratelli più deboli, fragili nelle relazioni, che faticano al cambiamento. Ma in questi due anni di episcopato tali atteggiamenti hanno iniziato a germogliare e, nel tempo, porteranno frutto. Nel recente incontro al clero, primo del nuovo anno pastorale, il Vescovo ha ricordato ai preti quattro elementi: rafforzare l’adorazione personale specie in quest’anno sacerdotale; essere presenti al ritiro quale segno di comunione, formazione personale e presbiterale; avere coraggio nel dare vita in diocesi alle comunità pastorali (e là dove esistono proseguire con profezia); a 75 anni ogni parroco dia le dimissioni. Con questi due anni di reciproca conoscenza ora la Diocesi - in tutte le sue componenti, specie nei laici – è chiamata al lavoro concreto, alla traduzione dei concetti in operatività, a far fiorire nuovi orizzonti pastorali sempre sulla memoria storica di tradizione della chiesa locale. Vero è, nel contempo, che il dono che un Vescovo gradisca maggiormente è vedere che il clero si stima, il rapporto tra i sacerdoti e la gente è sincero, che alcune responsabilità diocesane nel tempo siano assunte da laici formati e corresponsabili. E poi le vocazioni: bisogna lavorarci, pregare, incoraggiare, sperimentare. Qui è in gioco ogni realtà e componente educativa. Nessuna delega. È un tema che deve star a cuore a tutti. Sotto la protezione di Maria, stella del mattino, prosegua il ministero episcopale a servizio della Chiesa che è in Fano Fossombrone Cagli Pergola, nell’edificazione del Regno di Dio.

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