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mercoledì 29 settembre 2010

Ponte Alto e Foce Via libera ai grandi cavatori

Il consiglio provinciale di Pesaro (fotoprint)

Gorgo Cerbara,
Ponte Alto e Foce
Via libera
ai grandi cavatori

Il consiglio provinciale ha approvato la variante per la riapertura delle tre cave di calcare più importanti del territorio
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I grandi cavatori possono brindare. Dalla Provincia arriva una variante al Piano provinciale delle attività estrattive confezionata su misura per loro. E’ stata approvata dal consiglio provinciale l’altra sera, a tarda ora (le 22,15), a platea sfinita e con parecchia gente già a casa. Prevede la riapertura delle tre più importanti cave di calcare del territorio: Ponte Alto (Cagli; corniola, calcare massiccio), Gorgo a Cerbara (Piobbico, calcare massiccio), Rave della Foce (Frontone, maiolica).
In ognuna delle quali potranno essere estratti 1.300.000 metri cubi di calcare, oltre a 170.000 metri cubi per attività 'di prestito' (al servizio degli enti locali). Totale: circa 4,5 milioni di metri cubi. Più altri 1,8 milioni da riassegnare con una successiva variante, perché via Gramsci ha calcolato che all’economia del nostro territorio servono quasi 6 milioni di metri cubi.

Il provvedimento è passato con il voto compatto del Pd, più quello del socialista Vergari dell’Udc Mei e dell’ex Idv Pascucci: totale 18 voti contro i 5 dell’opposizione dove molti Pdl al momento del voto si sono dileguati. Al dunque, sono rimasti Savelli (Rifondazione), Papolini (Idv) e i 3 Pdl Baldelli, Rossi e Rognini.

La Provincia motiva il provvedimento con l’esigenza di reperire materiali di pregio, ora importati, per la nostra industria. Il terreno però era stato preparato per tempo, sin dall’approvazione della legge regionale n. 30 del 2009 che consente simili procedure per le cave 'ancora attive', che in realtà non lo sono ma vengono mantenute tali attraverso richieste di proroga. Altra definizione chiave: a giustificazione del provvedimento, si parla di "Siti compromessi da precedenti rilevanti attività estrattive".

Siccome sono compromessi, nulla vieta di comprometterli ulteriormente. E il colmo è che sono compromessi quando invece sarebbero dovuti essere bonificati. Non sorprende allora che una delle motivazioni per la riapertura delle cave, sommo paradosso, è quella del loro 'recupero ambientale': ovvero si scava ancora per migliorare l’ambiente. Esattamente lo stesso procedimento che le ha mantenute sempre in vita fra tanti abusi.


Duri i commenti dell’opposizione, di cui si è fatto portavoce Renzo Savelli: "Queste sono procedure che derivano da leggi improprie. Il calcare serve, ma le stime non devono essere fatte dai cavatori. E poi siamo alle solite: soliti luoghi, soliti cavatori. Premiati dopo tutto quello che è successo in passato, con tanto di abusi accertati dalla stessa Provincia. Si continua ancora a scavare con la scusa dei progetti di ripristino: a Frontone il recupero è già stato avviato: sono stati fatti i gradoni, manca solo l’idrosemina e la piantumazione. E poi i volumi: l’ultimo progetto ha consentito di estrarre 600.000 metri cubi, adesso gliene assegnano più del doppio. Abbiamo proposto il rinvio della discussione a tra due anni, alla scadenza del piano provinciale (Ppae); respinta. Abbiamo proposto di stralciare Frontone: idem. Abbiamo proposto di autorizzare solo 250.000 metri cubi a cava. Neppure quello". Savelli ha anche parlato di 'mutazioni genetiche', a proposito delle posizioni politiche di certi amministratori in materia.

L’assessore provinciale Massimo Galuzzi, relatore del provvedimento, che con Savelli ha avuto un colorito scambio di battute ("Io non sono stato condizionato da nessun potere forte». E l’altro: «I poteri forti non trattano con te, ma con chi è più in alto") naturalmente difende la variante: "Noi applichiamo la legge. La ratio della legge è che servono questi materiali. E la procedura è delle più corrette: i Comuni hanno fatto domanda, ci sono state le conferenze dei servizi, la Regione ha dato le prescrizioni e i progetti sono stati sottoposti a valutazione ambientale".

Per la verità la Regione sulla cava di Frontone ha espresso forti perplessità, trattandosi di un’area molto delicata: alle sorgenti del torrente Cinisco, a due passi dalla partenza della funivia del Catria, a breve distanza dal castello di Frontone. "La cava di Frontone — aggiunge Galuzzi — è anche sottoposta al parere della Commissione europea. Lo attendiamo". Quanto alle ironie sulla qualità dei recuperi ambientali, l’assessore precisa: "Le verifiche si fanno ogni due anni. E a garanzia ci sono le fidejussioni".

Era in ballo anche la votazione sulle cave del Logo (Sassocorvaro) e Lupaiolo (Lunano), altri due siti 'caldi'. Sono stati tempraneamente stralciati, ma solo perché ci sono in ballo i ricorsi.
Mauro Ciccarelli

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