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lunedì 11 febbraio 2013

A Carnevale ogni scherzo... Vale!

A Carnevale ogni scherzo... Vale! 

Rifacendosi alla nota prescrizione dell’astenersi dal mangiar carne, è per ‘carnem levare’, che vale carne Carnevale. A cui si aggiunge quel ‘semel in anno licet insanire’ che consente di far pazzie soltanto una volta all’anno. Come, ad esempio, il vestirsi di ambiguità e trasgressione, travestendosi l’uomo da donna e la donna da uomo. A proposito, la parola Carnevale contiene ben sedici nomi di donna: Vera e Verena; Lea, Lena, Alena ed Elena; Eva, Ave e Ava; Clara e Carla; quindi le latine Rea (Rea Silvia) e Venera (da cui santa Veneranda) e la greca Era (moglie di Zeus); infine l’inglese Lana e la tedesca Ela di cui alla diva Lana Turner e all’attrice Ela Weber.

Contiene 4 vocali Carnevale ma qualitativamente soltanto due perché ‘a’ ed ‘e’ si duplicano. Diversamente, nella frase: ‘Orecchiuta, pennacchiuta e dai gesti funamboleschi, è maschera che denota sbruffonaggine’, nelle parole orecchiuta, pennacchiuta, funamboleschi e sbruffonaggine le vocali ci sono proprio tutte. A riposizionarle invece le vocali, ma anche le consonanti, e cioè ad anagrammare, se da ’maschera’ s’ottiene ‘marchesa’, con forte rimando al Carnevale per antonomasia, quello di Venezia, da ‘coriandoli’ si ricavano le cinque espressioni ‘cordiali no’, ‘indica loro’, ‘lo ridicano’, ‘lo condirai’ e ‘No, ridicola!’.

Alla domanda ‘Che differenza passa tra il Carnevale e la paura’ deve rispondersi: nessuna, perché se la paura fa novanta, il Carnevale... Fano vanta. E proprio tra i carri che sfilano lì che è capitato di vedere il pupo di Valentino Rossi (nella foto). Peccato che per l’occasione se ne sia contestualmente persa una ghiotta. Scriverci sotto: a Carnevale ogni scherzo... Vale.

 Leone Pantaleoni

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