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lunedì 3 giugno 2013

“La musica può fare molto di più che divertire”

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“La musica può fare molto di più che divertire”

Cagli – “In questo modo tanti giovani che non hanno avuto occasione di affrontare la musica di Fernando Mencherini possono entrarci in contatto”. Renzo Cresti, musicologo, studioso e storico della musica, grande esperto di musica contemporanea non ha dubbi sull’utilità per concorso per diffondere la musica contemporanea. Chiamato, per la seconda volta, a far parte della giuria del concorso internazionale di interpretazione di musica contemporanea Fernando Mencherini, Cresti sottolinea: “Purtroppo nei conservatori la musica contemporanea si affronta molto poco, quindi queste occasioni servono a mettere in moto delle situazioni che favoriscano una (seppur piccola) circuitazione della musica contemporanea. Naturalmente mi riferisco a un concorso legato all'interpretazione, quelli di composizione meriterebbero un discorso a parte. Ribadisco quindi che in questo caso i concorsi sono utilissimi per far conoscere un compositore ai giovani: dalla prima edizione del concorso Mencherini a oggi ci sono centinaia di giovani che hanno letto le sue partiture, le hanno in casa e anche se magari non lo eseguono subito, imparano a conoscerlo, sanno chi è ed è probabile che nel corso della loro carriera inizieranno a suonarlo. La diffusione si fa così: passo dopo passo”.


Sulla musica di Fernando Mencherini, poi, aggiunge: “è inattuale. La sua grande ricchezza sta proprio nella sua inattualità. Nel fatto di non aderire alla richiesta di una musica di pronta presa, estremamente decifrabile, immediata. La sua è una musica che ha profondità, è una musica alla ricerca costante dell'essere e dell'esserci dell'uomo. E di questo noi oggi abbiamo un bisogno estremo, perché altrimenti l'incultura ci impedisce di riflettere, non abbiamo più i mezzi critici per poter capire qual è il senso del nostro essere su questa terra. Resterebbe semplicemente una musica ludica, che va benissimo, è un aspetto, quello ludico, che la musica ha sempre considerato ed è giusto che ci sia, ma è solo uno degli aspetti. La musica può fare molto di più che divertire, che dare un minuto di svago. La musica è in grado di sondare la profondità dell'essere. E questo nella musica di Fernando Mencherini è portato all'estremo, la sua musica vive di ossessioni, della capacità di riflettere su se stesso, sulle nevrosi che la società di oggi produce, sulle difficoltà del vivere. Se non riflettiamo su tutto ciò, allora siamo solo delle persone che passano sulla terra senza lasciare alcuna orma. Questo è indubbiamente un grande insegnamento di Fernando Mencherini. E poi ci sarebbe da fare il discorso della tecnica. Un musicista è tale se ha la tecnica, la tecnica è una condizione necessaria per essere un (grande) musicista. Necessaria, ma non sufficiente. Proprio per ciò che dicevo prima: la tecnica deve poi sostanziarsi di un vissuto vero, di un vissuto che comunica il senso della vita”.


Riguardo alla musica contemporanea, il docente ed ex direttore del conservatorio di Lucca aggiunge: “L'ultima svolta epocale nella musica c'è stata negli anni ‘80, quando metodologie legate alla musica contemporanea sono cambiate con l'affermazione di ciò che è stato poi chiamato il postmoderno. Negli ultimi 5 o 6 anni si può invece notare una enorme difficoltà di presentare in qualsiasi forma la musica contemporanea. Non credo che questo dipenda dalla crisi, anzi: ci sono degli elementi che non sono legati direttamente all'economia. Penso che si possano fare tante cose, e il Concorso Mencherini ne è un ottimo esempio, pur senza dover spendere tanti denari. Quel che invece trovo grave e purtroppo in peggioramento negli ultimi anni, è il disinteresse culturale, un disinteresse che si aggrava sempre di più. Ricordo quando ci siamo conosciuti con Fernando, all'inizio degli anni '80: era un periodo ricco di fermenti, un decennio di crescita. Poi negli anni ‘90 sono iniziate le difficoltà: venivano chiuse le prime orchestre e anche gli spazi hanno conosciuto sempre maggiori difficoltà. Dall'inizio del 2000 la situazione si è ulteriormente aggravata. Con il risultato che la musica contemporanea non la conosce più nessuno, perché i teatri non la programmano, le radio che prima facevano dei programmi interessanti ora sono spariti. Un concorso come questo è uno strumento utilissimo proprio perché così i giovani hanno una traccia da seguire, altrimenti questa musica per loro resta una parola vuota, qualcosa che non saprebbero definire. Bisogna cercare dei mezzi che si inseriscano come un cuneo in questo mare magnum di banalità e disinteresse, in modo che i giovani possano avere dei punti di riferimento”.




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