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giovedì 6 maggio 2010

Se e' l'enigmista a far la festa alla mamma

Se e' l'enigmista a far la festa alla mamma
autore: Leone Pantaleoni
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Domenica 9 maggio è festa dedicata alla mamma. Come un seno colmo di latte, è parola turgida, mamma, per l'enigmista. Omovocalica e omoconsonantica (ammette la sola "a" e la sola "m"), si fregia di essere anche quel che si dice in gergo un antipodo diretto. Significa semplicemente che se si tien ferma la prima lettera (m) e si ruota il resto della parola (amma), sempre mamma si legge. Curiosamente lo stesso può dirsi per “papà”, mentre, nel caso di “babbo”, si otterrebbe bobba (brodaglia densa e disgustosa). La qual cosa genererebbe il cosiddetto bifronte perché babbo e bobba non sono più la medesima cosa. Prodotto per eccellenza della lallazione, vale a dire le prime sillabe che fuoriescono dalla bocca del bambino, mamma è voce etimologicamente ed intimamente legata a mammella. Debordante nei proverbi (chi ha la mamma mai non pianga, la mamma è l'angelo della casa, la mamma è l’angelo del focolare, di mamma ce n'è una sola, ecc.) in quello latino "mater semper certa est, pater numquam" si ricorda come, se l’identificazione del marchio di fabbrica femminile è indubitabile, identica cosa non possa dirsi per quello maschile. Dai Beniamino Gigli e Claudio Villa di "Mamma" al "Viva la mamma" di Bennato, passando per il "Son tutte belle le mamme del mondo" di Giorgio Consolini, anche nella musica non si scherza. Con "Niente di grave, sono incinto", già dal lontano 1973 il cinema ha creato il "mammo" ma non la "babba". E siccome tra babba e Abba il passo è breve, ecco tornare in ballo la canzone con la immarcescibile "Mamma mia" del sempreverde complesso svedese. Anche da mammo a mammone la distanza è risibile e mammone, si sa, è il bambino che non intende mollare la presa dalla sottana materna. Fenomeno regressivo quest’ultimo che i rigurgiti dell'attualità estendono al figlio cresciutello e di cui al super trafficato neologismo "bamboccione". Infine, in fatto di mamma, il posto d'onore spetta senz'altro a Maria. Con l'"ecco tua madre" rivolto tra i rantoli all'apostolo Giovanni, un Gesù dimentico della croce, ce l'ha teneramente e definitivamente consegnata. 

(*Enigmista)

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