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martedì 27 marzo 2012

Aguzzi e Flaminia

Aguzzi e Flaminia  

CAGLI _ Mentre il Consiglio Provinciale all’unanimità a votato recentemente la riconsegna all’ANAS della superstrada Flaminia, il dibattito continua tra la gente per come sia stata dimenticata questa antica strada che collega Fano con Roma. E qualcuno si è divertito a scrivere anche una simpatica dedica a questa strada con precisi riferimenti a città, luoghi, fiumi, monti e quanto al “viandante” appare percorrendo questa antica consolare. 'Nel denunciare l'abbandono politico-strutturale di questa antichissima strada romana – afferma il cagliese ed ex consigliere comunale Giuseppe Aguzzi - fino a due anni fa, svolgendo il mio lavoro prevalentemente nella zona di Pesaro e di conseguenza percorrendo quasi tutti i giorni il nuovo tracciato parallelo alla vecchia Flaminia, leggendo i cartelli dei siti che sulla Flaminia erano posti, mi venne in mente (circa quattro anni fà) di riportarli scritti, come se un viandante li avesse percorsi scoprendo i toponimi dei paesi'. Leggiamo dunque cosa ha scritto il Giuseppe Aguzzi, sulla Flaminia dal titolo LA STRADA: 'Lei è bellissima e sinuosa, quindi, fa o non fa abbandonarla? Questo chiesero i viandanti a chi da sempre la conosceva e partirono subito dopo la risposta che l' Oracolo interrogato, diede rapidamente e con certezza: “ Fa no! “ rispose questi specificando: andate beati e tranquilli con lei; essa, bellissima e di antichissima origine, ha due bell'occhi e passa sempre dall'amica Lucrezia. Questa, a sua volta, andava spesso dall' altra amica in una serra, chiamata Ungarina che vive nel territorio posto a fronte del monte maggiore, ove si erano serrati gli ungari. Abitava lei, poverina, in una casa piena di calcinacci e calcinelli. Ma a volte per far colazione, si fermava, prima, presso alcune tavernelle, Da sempre, fin dai tempi più remoti, continuò l'Oracolo, tantissimi erano quelli che la frequentavano continuamente, sia da sù che da giù, con la neve e con il sole e mille altre difficoltà. Sant'Ippolito dall'alto, con la sua grande misericordia, ebbe pietà dei viaggiatori e tanto per aiutarli costruì sul loro passo un fosso grande, piantandovi alberi grandi e frondosi che facevano un'ombra grande grande, da cui risultò, un fosso ombrone. Ma i viandanti che pur sotto il sole o la pioggia o la neve, volevano continuare, si trovarono il percorso chiuso dal fiume e dal monte e per proseguire, dovettero scavare una galleria proprio sopra il fiume e sotto il monte. Un foro nella compatta roccia, che chiamarono furulo e quando pretesero il giusto compenso per tanto lavoro fatto su questa pietra lata (levigata), si sentirono rispondere: “andate dilà dal fiume, oltre il monte, paga Nuccio”. Passato dunque questo foro e questo monte, si trovarono in un posto dove l'acqua era ferma, ed era stagna, era un' acqua lagna e l'aria pregna di odor di tartufi. Proseguirono il loro andare, l'acqua diventava buona, giocosa e corrente e veniva sia da destra che da sinistra. Il vento puliva l'aria ed i monti si ergevano alti. Su un ponte c'era Manlio oste famoso e taverniere, che gli diede dei formaggi. I formaggi erano squisiti perché i cagli usati erano speciali e il posto si presentava ameno e bello da guardare. Dopo la rifocillazione, passarono subito le foci degli umbri e durante il tortuoso cammino, qualcuno sazio e contento, cominciò a danzare accompagnato dai suoni che venivano dal col di matrano chiamato dai più, proprio per la sua musica ed i canti: cantiano. Si fece notte ma proseguirono, accesero le antiche lucerne ad olio che eran dette luce-oli; ed illuminarono con queste, il loro andare. Ancora salendo, giunsero su una scheggia d'immensa pietra finendo così, il primo tratto di questa bellissima e antica strada, e questi viandanti arrivati in cima, si voltarono indietro e, ripensando al mare lontano, guardarono la bellezza dei monti vicini ove Flaminia li aveva portati. Giuseppe Aguzzi '.

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