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lunedì 22 ottobre 2012

Teatro e Carcere: l’esperienza della Pioletta a Fossombrone

teatro della Pioletta in Carcere

Teatro e Carcere: l’esperienza della Pioletta a Fossombrone


Con il ritorno dell’autunno riprendono le attività teatrali all’interno della casa di reclusione condotte dalla Compagnia Teatrale “La Pioletta” di Cagli, sostenute dall’entusiasmo ed il vivo ricordo del lavoro condotto per l’anno 2011/12, conclusosi lo scorso maggio con lo spettacolo finale dal titolo “I Mulini a Vento”, tratto dal romanzo “Le avventure di Don Chisciotte della Mancia”, a conclusione di un laboratorio teatrale condotto dall’attore e regista Fabrizio Bartolucci.
Già dal 2002 “La Pioletta” è presente nel carcere e, dal 2004 con Bartolucci, conduce attività teatrale nella “Sezione Levante” (massima sicurezza) dell’istituto, attraverso la realizzazione di laboratori integrati, cioè partecipati contemporaneamente sia da attori “esterni” che dai detenuti che si iscrivono al corso. Ogni laboratorio coinvolge circa 10 o 15 interni oltre 3 o 4 esterni. Si tratta di progetti che vengono annualmente finanziati dall’ambito regionale.
Oggi grazie ai grandi successi cinematografici, ci si accorge della risorsa attoriale-artistica presente tra le persone detenute: lo dimostrano i film “Cesare deve morire” dei Fratelli Taviani, vincitore dell’Orso d’Oro di Berlino 2012, interamente interpretato dai detenuti del carcere romano di Rebibbia e il recentissimo “Reality” del regista Garrone, vincitore a Cannes 2012 del Grand Prix della giuria interpretato da un detenuto del carcere di Volterra.
A Fossombrone, per il secondo anno consecutivo si è potuto rappresentare il lavoro alla presenza di un pubblico esterno. Circa cento spettatori erano presenti, tutti fortemente emozionati e coinvolti.
Questo è stato un grande traguardo, perché mai prima del 2011 era accaduto.
L’idea che anima il lavoro condotto a Fossombrone, simile a quella di altri carceri italiani, è quella di fare teatro nel vero senso del termine, esattamente come lo si farebbe fuori di lì, ovvero utilizzare un approccio esclusivamente di interesse artistico, con l’intento di sperimentare i diversi linguaggi che il teatro offre: questa è l’idea ispiratrice e lo scopo ultimo, al di là dei risultati raggiunti.
Il teatro è lo strumento artistico, forse più di ogni altro,  che muove nell’animo dell’essere umano sentimenti profondi che appartengono indistintamente a tutti e che tutti possono riconoscere e vivere.
Ogni altro aspetto coinvolto è solo una conseguenza, anche se spesso  inevitabile ed entusiasmante.
Al termine dello spettacolo Nicola, un detenuto attore, ha preso la parola e ha letto un testo, scritto la sera prima nella sua cella: “Cari spettatori, ciò nonostante anche in un luogo così angusto siamo riusciti a tirar fuori le nostre emozioni e il meglio di noi. Siamo riusciti a trovare spirito di iniziativa e solidarietà per sollevarci dalla nostra condizione. É dall’esperienza negativa che si può trarre maggiore insegnamento, arricchendo così il nostro bagaglio culturale ed emozionale che è come un pozzo senza fondo: non si riempie mai. Ed ora eccoci qui, innanzi a voi affinché possiate considerarci non solo per le fredde documentazioni relative al nostro passato deviato, ma anche per quello che ognuno di noi nel migliorarsi giorno dopo giorno riesce ad esprimere con la propria forza e con il proprio impegno e così trasmettere alla società, che anche chi come noi ha avuto un passato deviato, può migliorare e ha bisogno di un’altra possibilità. A voi la risposta. Questo è tutto bella gente. Grazie”.

 Agnese Anniballi

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