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venerdì 29 marzo 2013

L'ospedale morto in Processione

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L'ospedale morto in Processione

Aggiungere una confraternita a quelle che saranno in processione la sera del Venerdì santo, per portare l'ospedale morto, vicino al Cristo morto. È una delle proposte uscite dall'assemblea pubblica convocata mercoledì sera dal comitato per la tutela dell'ospedale di Cagli e dei servizi socio-sanitari e alla quale ha partecipato molta gente, compresi tanti giovani.


"Il nostro primario ci ha detto che entro questa settimana la dottoressa Capalbo (direttore dell'Area Vasta 1 di Urbino, ndr) farà sapere cosa hanno deciso", ha detto una dipendente dell'ospedale, creando non poco allarme tra i presenti.


Al Ridotto, pieno come poche volte, mercoledì, in mezzo ai cittadini, c'erano dipendenti dell'ospedale, membri delle associazioni del territorio, rappresentanti politici. Ma non, come è stato sottolineato più volte, i rappresentanti delle istituzioni, Comune di Cagli in testa.


È stato il presidente del Comitato Sergio Castellucci a dare per primo i numeri, quelli di una struttura che funziona e lavora bene, con quello che ha: 115 interventi di Ortopedia, 605 di Oculistica, 220 di Chirurgia, 500 interventi ambulatoriali, tra quelli snocciolati dall'ex primario di Chirurgia che, ha detto, "Dal 2001 abbiamo capito che qualcosa non andava. Da quando io e i miei collaboratori siamo andati in pensione e nessuno è stato sostituito".


"L'ospedale è stato svuotato pian piano - ha aggiunto- con un metodo a dir poco staliniano: ci fanno scomparire togliendoci, un pezzo, alla volta il necessario per vivere". Il Pronto soccorso manca ormai da anni, anche se attivo resta un punto di primo intervento: neppure per quello c'è posto nel piano, che trasformando Cagli e Fossombrone in case della salute, in pratica, lascia i medici di famiglia a occuparsi dell'emergenza diurna e una guardia medica di quella notturna.


Un po' poco per un ospedale di confine, che serve un territorio vasto e dalla viabilità difficile. Un ospedale senza il quale la mobilità passiva non può che aumentare. È la consigliere regionale Elisabetta Foschi a dare le cifre: "Questi tagli scellerati dovrebbero portare un risparmio di 18 milioni, ma 27 sono quelli che costa, ora, la mobilità passiva. Potenziando queste strutture, quindi, si potrebbe risparmiare più di quanto si risparmierebbe chiudendo". Con un avvertimento: "I posti letto a Cagli ci sono, ma sono gestiti dal privato".


"Se l'idea fosse di sostituire la sanità pubblica con quella privata - ha sottolineato Vincenzo Mei, segretario del Comitato - allora sì che avremmo un grosso problema. Dobbiamo tirare fuori le unghie".


Tra le proposte c'è persino un referendum per uscire dalle Marche. Poi, un picchetto permanente dei cittadini all'interno dell'ospedale, uno sciopero del personale compreso quello del Distretto sanitario, un pullman per andare a protestare ad Ancona assieme a Fossombrone, una serie di lettere da mandare contemporaneamente in Regione e, poi, far dimettere tutti i consigli comunali del territorio, a eccezione dei sindaci, così da non far commissariare i comuni ma da allarmare il prefetto. Fino a chiedersi se ci sono gli estremi per un procedimento civile e penale, visto che in ballo c'è il diritto alla salute garantito dalla nostra Costituzione.


Per Giacomo Rossi, del Fap, "ormai il danno è fatto. E la colpa è anche dei politici cagliesi: qui avete avuto presidenti del consiglio regionale, consiglieri regionali, assessori provinciali e altro ancora. Avete, ancora adesso, espressioni importanti di Pd e Udc, insieme nella maggioranza del governo della Regione. Qui si poteva fare di più. Invece Cagli non è riuscita a farsi capofila della protesta.


Ora, tutti questi politici, chiedano con forza le dimissioni della giunta regionale".


Giunta di una regione "che è la più vecchia d'Italia. Noi siamo nella provincia più vecchia e io faccio il medico di famiglia a Cantiano che è ancora più vecchia - ha detto Alessandrini -. Ci hanno distrutto un pezzo alla volta, in cambio di tante promesse.


Noi medici non sappiamo dove mandare le persone. E non abbiamo ancora capito cosa dovremo andare a fare in questa Casa della Salute. La situazione è già pessima: mi chiedono i campioni perché non possono pagarsi le medicine. A chi ne ha bisogno, si danno due pannoloni al giorno, ma le persone normali, in bagno ci vanno cinque o sei volte! E Cardiologia all'ultimo piano?! D'estate prendi a fuoco quando fai la prova sotto sforzo!".





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