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martedì 26 marzo 2013

Sordini e il Gruppo del Cenobio in mostra a Milano

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Sordini e il Gruppo del Cenobio in mostra a Milano


Ci saranno anche opere di Ettore Sordini, originario di Cagli e scomparso di recente, nella mostra "Nel segno del segno. Dopo l'informale. Il Gruppo del Cenobio".


A Milano, nella Galleria Gruppo Credito Valtellinese, si apre domani 27 marzo e resta fino al 27 aprile.


Questa è la prima mostra organica sul sodalizio artistico che, preparato e in gestazione dalla metà degli anni Cinquanta del Novecento, si formò e si sciolse a Milano giusto mezzo secolo fa, tra il 1962 e il 1963 e i cui presupposti si sono poi sviluppati nelle esperienze individuali dei singoli artisti.
Il gruppo prese il nome, che si prestava ai loro obiettivi di ricerca e produzione comune, dalla galleria milanese il Cenobio di Cesare Nova e Rina Majoli, in via San Carpoforo, nei pressi di Brera, che, con ambizioni culturali e non solo mercantili, dal 12 dicembre 1962 ospitò la prima mostra di un nucleo di giovani pittori nati tra la fine degli anni Venti e quella dei Trenta che vivevano le aperture e le difficoltà del "dopo l'Informale", comportanti cambiamenti epocali, in un contesto di ridiscussione statutaria dei linguaggi artistici che li segnarono profondamente: assieme a Ettore Sordini, Agostino Ferrari, Ugo La Pietra, Angelo Verga, Arturo Vermi e Raffaele Menster, che presto abbandonò il gruppo.


Accompagnavano in catalogo il sestetto poesie di Alberto Lùcia e una singolare pagina tratta da "L'Isola dei Beati" di August Strindberg scelta, a sottolineare metaforicamente la loro autonomia, dagli stessi artisti. Che si ripresentarono l'anno successivo, ancora con un testo di Lùcia, prima ancora a Milano, dal 15 al 31 maggio nella Galleria L'Indice, titolazione che consentì ai cinque di ribadire ironicamente la loro posizione alternativa (“Il Cenobio all'indice", appunto), e subito dopo, dal medesimo 31 maggio del 1963, a Firenze alla Saletta del Fiorino, ultima mostra del gruppo ancora unito, che chiude un'esperienza breve e intensa, per aprire vie diverse e parallele, che in molteplici casi sono riuscite a intersecarsi, segnando ulteriori tappe sul percorso, mai interrotto, della ricerca del loro ideale di concezione dell’arte.
Itinerari che la mostra documenta in maniera sintetica, con sette opere per ciascuno dei cinque artisti esposte accanto a quelle, cinque per ciascuno del biennio comunitario e a tre per artista relative ai loro avvii nella seconda metà degli anni Cinquanta.


Settantacinque, quindi, le opere in totale, quindici per ogni artista. Inoltre, per dare il sapore della particolare Milano di quegli anni, irripetibile per fermenti e voglia di rompere gli schemi, sarà presentato, con immagini fotografiche storiche, un video realizzato appositamente per questa esposizione da Lucio La Pietra.

A proporla è la fondazione Gruppo Credito Valtellinese, per la cura di Luciano Caramel.










 

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