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venerdì 29 marzo 2013

Tagli alla sanità, Foschi e Baldelli (Pdl): "Spacca e la sua giunta si dimettano"

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Tagli alla sanità, Foschi e Baldelli (Pdl): "Spacca e la sua giunta si dimettano"

"A casa Spacca e la sua giunta". Non usano mezzi termini Elisabetta Foschi, consigliere regionale Pdl, e Antonio Baldelli, capogruppo provinciale Pdl, che stamattina in conferenza stampa hanno chiesto pubblicamente le dimissioni del governatore Gian Mario Spacca.
Inaccettabile per i due esponenti politici le disposizioni del Piano sanitario regionale, che prevedono il ridimensionamento degli ospedali di Cagli e Fossombrone. Le strutture, assieme ad altre 11 nella nostra regione, dovrebbero essere convertite in case della salute, con un forte ridimensionamento dei posti letto, la probabile chiusura del punto di primo intervento e della lungodegenza. Il tutto permetterebbe all'ente un risparmio di 188 milioni di euro. "I tagli sono difficili - ha detto pochi giorni fa l'assessore alla Sanità Almerino Mezzolani - ma ce li impone la spending review".

L'opposizione in consiglio provinciale e regionale alla riforma è forte, soprattutto perché la nostra provincia ne esce particolarmente penalizzata. Lo fa notare la Foschi, cifre alla mano: "A livello nazionale i posti letto per ogni mille abitanti sono diminuiti da 4 a 3,7. Quando il limite era ancora 4 il nostro territorio ne aveva 2,9 contro i 5,17 di Ancona, i 4,13 di Macerata e i 4,07 del Piceno".

"Oggi che la percentuale è diminuita, a noi rimangono 2,69 posti letto ogni mille abitanti, mentre Ancona ne ha 4,68, Macerata 3,65 e il Piceno 3,73. Notiamo - continua il consigliere - una penalizzazione della nostra provincia, quando le strutture di Jesi, Ancona, Osimo, Senigallia e Fabriano vengono potenziate".

Anche Baldelli va giù duro: "Spacca ha detto che si dimetterà se la riforma non passa così come l'hanno scritta. Noi chiediamo che si dimettano se la riforma passerà, perché nega il diritto alla salute del nostro entroterra. Queste disposizioni contrastano con tutte le promesse fatte in passato".

Intanto ieri sera (mercoledì 28 marzo) a Cagli si è svolta un'assemblea infuocata organizzata dal Movimento civico per la difesa dell'ospedale. Nella seduta si è ribadita la richiesta di difendere l’esistente con i posti letto per la lungodegenza come a Sassocorvaro e di almeno un punto efficiente di pronto intervento.

A Fossombrone, invece, sabato mattina (30 marzo) si riunirà un consiglio comunale straordinario e monotematico per discutere la riconversione della struttura e decidere il da farsi.

Un'altra, forte voce di dissenso contro il ridimensionamento dei piccoli ospedali, arriva dai sindacati Cgil e Fp di Pesaro e Urbino, che scrivono in una nota: "Chiediamo alla Regione di riaprire un confronto a tutto campo per riqualificare il Servizio sanitario invece di affossarlo. La Cgil e la Fp Cgil di Pesaro Urbino ritengono i contenuti dei documenti relativi alla riconversione degli ospedali di polo e alla riduzione dei posti letto inaccettabile nei suoi contenuti e per gli effetti che esso produrrebbe".

"In primo luogo perché l’Area vasta di Pesaro Urbino aveva ed ha già un rapporto posti letto per abitante ampiamente rispondente ai parametri nazionali (2,95 posti letto per mille abitanti). Ai nostri occhi risulta particolarmente stridente prevedere un ulteriore taglio di 95 posti letto sull’Area Vasta 1, a fronte del dato oggettivo che l’Area è con quella di Fermo già ad oggi pienamente in linea nel rapporto posti letto/numero abitanti così come previsto dalla normativa nazionale in vigore. Pur condividendo l’obiettivo, più volte da noi manifestato, di una riconversione delle funzioni dei piccoli ospedali in direzione di una loro maggiore efficienza riteniamo che il progetto presentato dalla Regione sulle Case della Salute sia inadeguato ai bisogni e irrealistico nella sua applicazione".

"La sostanziale cancellazione dei posti letto e delle relative attività negli ospedali di Cagli e Fossombrone, solo parzialmente compensati da un incremento nell’ospedale di Urbino, unita alla cancellazione di altri 39 posti letto per acuti nell’ospedale Marche Nord, rischia di compromettere seriamente la sanità che conosciamo nel nostro territorio provinciale".



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