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domenica 5 maggio 2013

Cagli applaude l’Ophelia di MeF Ensamble

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Cagli applaude l’Ophelia di MeF Ensamble


CAGLI - Un applauso fragoroso, il pubblico in piedi e un coro scoordinato di “brave” gridato forte dai palchi. Grande riscontro, da parte del pubblico cagliese, per “Ophelia. Essere o non essere”, la drammaturgia danzata della compagnia MeF Ensamble che ha debuttato ieri sera al teatro comunale di Cagli all’interno del progetto CagliPrimaaTeatro. Il palcoscenico del Comunale si è aperto per una nuova produzione made in Cagli, diretta e coordinata da Benilde Marini, con la drammaturgia di Flavio Taini e la coreografia della giovane ballerina cagliese Irene Calagreti, Ophelia sulla scena, accompagnata da Rachele Battistini, Lucia Boresta, Eleonora Lombardo, Gaia Martinelli, Milena Marzi, Valentina Pagliarini e Beatrice Paleani. Sul palco una fusione armonica di movimento, musica e luci in grado di creare un concentrato comunicativo che riesce a coinvolgere ed emozionare. Protagonista Ophelia, una nuova eroina moderna che si ribella a una società conformista e reazionaria, incapace di accettare una visione diversa, capace di schiacciare chi ha il coraggio di non seguire la corrente.
Come l’Ophelia di Shakespeare, l’Ophelia proposta da MeF finisce con il soccombere, ma la strada che porta alla morte segue sentieri completamente antitetici. La prima si suicida perché Amleto la respinge, la seconda viene uccisa dalla società, dalle sue stesse amiche, che poi la piangono, dai pregiudizi di chi la etichetta come “diversa” proprio perché ha il coraggio di rifiutare un “Amleto”. E da qui si sprigiona il concetto centrale dell’opera: “non può esserci felicità alcuna se ci si consegna nelle mani di un altro essere. Non si può far dipendere la propria felicità dall’amore di altri. La felicità consiste nell’amare sé stessi e la propria vita, ritenendola un bene supremo che non va sprecato”. Un messaggio forte, mai così attuale, rivolto a una platea fatta soprattutto da giovani, protagonisti di una società dove seguire la corrente è spesso la strada più semplice. “Ophelia è azione e statica e naturalistica, tutta protesa a vivere nella Bellezza Immanente, intesa come pensiero afferente il piacere senza possibilità di danno. Il suo sé non può più realizzarsi nel microcosmo monogamico della famiglia, ma vibra d'amore per ogni aspetto della Bellezza, si nutre dell'Umano sublime. La società, irreggimentata nella distribuzione sessuale dei compiti e dei doveri non può subire l'azione libertaria di Ophelia senza votarne il più sprezzante ostracismo. Così violentemente rifiutata, Ophelia sceglie la morte, ma rimane viva, come la danza, nel suo gesto scomparso, che si profila come icona di un 'gusto futuro' tra le lacrime di chi l'ha uccisa” commenta Flavio Taini.
Equilibrio e disequilibrio, armonia e improvvisa rottura, con un messaggio forte che si propaga e si amplifica con la sola potenza dei movimenti e che raggiunge il suo parossismo con un grido disperato di Ophelia che rompe il silenzio e fa sobbalzare la platea. E di contorno una scenografia praticamente inesistente, con le luci che delineano la scena, che aggiungono carica emotiva, che enfatizzano il dolore e che amplificano il potere comunicativo di un impercettibile e sapiente movimento del corpo.
“La più grande soddisfazione è quella di aver avuto un riscontro così positivo da parte del pubblico e di essere arrivati diretti al cuore delle persone. Quindi essere riusciti a raggiungere il nostro intento principale” commenta Irene Calagreti, riassumendo in poche parole la grande emozione del debutto, a Cagli, nella sua città.
Lo spettacolo è stato aperto da un saluto del direttore artistico del Teatro di Cagli Massimo Puliani che, a un anno preciso dal suo insediamento, ha tracciato un breve bilancio della sua prima stagione cagliese. Una stagione costellata da grandi anteprime, da nomi altisonanti come Ludovico Einaudi, Ramin Bahrami, Simone Cristicchi, I Negrita, Lina Wertmuller e molti altri. Una stagione che ha svegliato Cagli dal suo torpore culturale, che sta riabituando i cagliesi ad apprezzare il teatro ed è riuscita a riempire un palcoscenico e una platea, che per troppo tempo sono rimasti vuoti.



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