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mercoledì 1 maggio 2013

Ospedale, il Piano verso l'approvazione

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Ospedale, il Piano verso l'approvazione

CAGLI - Giorni di attesa, questi, per Cagli. I cagliesi e tutta la comunità montana del Catria e Nerone aspettano quel "nero su bianco" che dia ufficialità a quanto comunicato dal presidente Spacca: l'ospedale di Cagli resta, in sostanza, com'è. Con 30 posti letto per la lungodegenza, 5 o 10 dei quali riservati ai ricoveri in emergenza. Ma il Piano, per ora, resta una proposta, che deve iniziare l'iter di approvazione: in commissione Sanità dovrebbe arrivarci lunedì 6 maggio, dopo essere passato, forse già questa settimana, in giunta regionale.


Immediatamente dopo potrebbe esserci il consiglio regionale e, magari, la risposta all’interrogazione presentata dal consigliere Gino Traversini che, in sostanza, chiede di motivare le scelte che hanno portato a individuare Pergola e Amandola come comuni montani (con il conseguente diritto a mantenere i posti letto per acuti) e a escluderne altri, come, per esempio, Cagli.


"Ci sono ancora molte cose da approfondire e chiarire - secondo il consigliere regionale Gino Traversini -. A partire dal numero troppo basso di posti letto che la provincia di Pesaro e Urbino mantiene, per esempio. Questo entroterra sta combattendo una battaglia impegnativa solo per ottenere di non vedersi tolto il minimo per la sussistenza. Se tutto andasse come hanno garantito Spacca e Ciccarelli, per le persone non ci sarebbero ripercussioni negative, quindi posso dirmi moderatamente soddisfatto, ma aver superato l’emergenza non è abbastanza. Bisogna pensare al lungo periodo e rilanciare un progetto innovativo, perché se stiamo fermi mentre la sanità si muove saremo sempre penalizzati e costretti a ragionare in emergenza. Dobbiamo capire cosa succederà tra 15 o 20 anni e farci trovare pronti”.


L’ospedale unico tra Fano e Pesaro non può essere la risposta adeguata per soddisfare l'entroterra. “Mantenendo i servizi territoriali, servirebbe un ospedale di qualità medio-alta all’altezza di Calmazzo per rispondere alle esigenze di un bacino di 100mila abitanti e lascerebbe alla costa soltanto gli interventi specialistici, quelli di livello più alto, quelli che servono a non andare a curarsi in Romagna”.




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