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mercoledì 1 maggio 2013

«L’esproprio dei palchi oppure il Sociale morirà»

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«L’esproprio dei palchi oppure il Sociale morirà»
VOGHERA. «Ci sono riuscite Pavia con il Fraschini, Stradella, Broni con il Carbonetti, Vigevano col Cagnoni. C’è riuscita persino la marchigiana Cagli, che ha appena 4.500 abitanti. Possibile che solo Voghera non riesca a riconquistare il suo teatro?». La denuncia di Vittorio Emiliani, giornalista e scrittore, romagnolo di origine ma vogherese d’adozione, è di quelle che dovrebbero far arrossire la città e chi l’ha amministrata negli ultimi ventisette anni, da quando il Sociale venne chiuso dopo il rogo del cinema Statuto e l’entrata in vigore di nuove, più severe norme per la sicurezza che richiedevano (richiedono tuttora) costosi lavori di adeguamento dello storico edificio ottocentesco.
Servono sei milioni di euro per completare la ristrutturazione. Una montagna di soldi. L’amministrazione comunale non li ha, ovviamente, e comunque sembra presa da altre priorità: il bilancio da far quadrare, la complessa partita delle nomine alle ex municipalizzate. Ma quello del denaro non è l’unico ingombrante ostacolo da rimuovere sulla strada che porta alla riapertura del Sociale. C’è il nodo irrisolto della proprietà dei sessantadue palchi che frena ogni progetto. Il Comune oggi ne controlla 49 (cominciò la giunta Scotti a rastrellarli), sei appartengono a privati, altri sette alla Società del teatro, il cui statuto impone decisioni unanimi, per cui l’ente pubblico non può far valere la sua schiacciante maggioranza.
«Si è perso fin troppo tempo – sottolinea Emiliani, che del caso Sociale parlerà stasera alle 21 su Radio24 – Il Comune si muova subito per raggiungere un accordo con i palchettisti. Se non lo trova, credo che l’unica strada sia quella dell’esproprio. I fondi? Quelli possono saltar fuori, dopotutto siamo nella ricca Lombardia. Ma se prima non si fa chiarezza sulla proprietà, non si va da nessuna parte».
Il rischio, in caso contrario - avverte l’ex consigliere del cda Rai - se lungaggini e meline si aggiungeranno a lungaggini e meline, è che il teatro muoia, nel senso di un tale livello di degrado da renderlo pressochè irrecuperabile, dilatando a dismisura il costo dei lavori. «Cagli ha fatto del suo teatro un gioiellino amato anche da artisti di fama internazionale. Senza il Sociale, la vita culturale di Voghera non può che tristemente deperire».






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