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sabato 13 aprile 2013

Ospedale, "servizi già al minimo, si tagli altrove"

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Ospedale, "servizi già al minimo, si tagli altrove"

"In questo momento qualcuno starà telefonando a Cagli cercando un posto in lungodegenza e i medici si mobiliteranno, ma senza trovare nulla nella zona". Perché secondo il sindaco di Cagli Patrizio Catena, i posti letto nell'entroterra pesarese sono già insufficienti.


"Ma occupati: dove avete in mente di ricoverare quei 100 pazienti oggi ricoverati a Cagli e Fossombrone?" ha chiesto questa mattina all'assessore regionale alla Sanità Almerino Mezzolani e al direttore Ciccarelli. L'incontro è stato chiesto dai sindaci della comunità montana del Catria e Nerone per protestare contro la proposta di Piano sanitario regionale che la Regione vorrebbe approvata in tempi stretti e che ai sindaci dell'entroterra non piace neppure un po'.


"Non siamo qui per fare piagnistei - ha detto Catena -. Noi siamo gente che capisce e che si adatta: non credo ci abbiate visto qui molte volte, prima". Ma stamattina, fuori dal palazzo della Regione Marche, c'erano circa 300 persone. In rappresentanza di almeno 60mila cittadini, se si aggiungono quelli che abitano i territori e della zona di Fossombrone, rappresentati da sindaci e medici dello Snami nella protesta.


"La cancellazione della sanità nelle aree interne - ha detto Catena - è un atto gravissimo, specie se fatto all'insaputa dei sindaci, che va a penalizzare sempre gli stessi territori. Se questo deve essere il Piano, ridateci le competenze di Area vasta, che facciamo da soli. Questo piano è una proposta offensiva nei confronti degli amministratori e comporta un aggravio delle spese per badanti e trasporti. Quali trasporti? Non certo quelli pubblici, ormai inesistenti". Ricordando come, in zone così tanto di confine, la chiusura di strutture ospedaliere incrementi la mobilità passiva.


"Gli stessi diritti di tutti i cittadini marchigiani" hanno rivendicato i sindaci, chiedendo che si tagli in altre province, prima di accanirsi di nuovo su questa. In quelle province dove il numero di posti letto per abitante è ben più alto che a Pesaro e Urbino. "Se noi possiamo avere una buona sanità con queste cifre, che si portino anche le altre province alle nostre".


Con i sindaci dei comuni del Catria e Nerone c'erano il presidente della Comunità montana Ciabocchi, l'assessore provinciale alle Aree interne e montagna Papi e il comitato per la difesa dell'ospedale di Cagli, ricevuti dal presidente del consiglio regionale Solazzi e dai capogruppo in consiglio prima e, poi, in una seduta più riservata, dal consigliere regionale Traversini (già sindaco di Cantiano e presidente della Comunità montana) e dall'assessore alla Sanità Mezzolani.


"Se io fossi in voi - ha detto Solazzi ai sindaci - non arretrerei di un passo se non si dimostra coerenza. Sono convinto che vadano attivate tutte le procedure di razionalizzazione, ma agendo con coerenza, trasparenza, oggettività e senza disparità tra i territori".


"La presenza delle provincia - ha aggiunto Papi - serve a manifestare un disagio verso un piano impossibile da capire per quanti sforzi si possano fare. Ero sindaco e presidente del comitato dell'ospedale quando i cagliesi hanno acquistato un'ambulanza attrezzata da regalare all'ospedale, segno forte di quanto questa zona sia legata alla sua sanità. Allora furono in prevalenza pensionati a contribuire. Oggi, invece, non è così: c'è un gruppo forte di giovani che non vuole arrendersi" e che a Mezzolani ha chiesto "il diritto di abitare l'entroterra", promettendo di non mollare: "magari perderemo, ma combattendo fino all'ultimo" non per difendere la salute di nonni e genitori, ma quella di un'area che vuole continuare a vivere.


"Pur con le difficoltà che abitare nell'entroterra comporta - ha detto il sindaco -. Alle difficoltà siamo abituati, ma essere a un'ora o di più di auto dall'ospedale più vicino, non è solo una difficoltà. Non siamo venuti a chiedere reparti in più o la possibilità di interventi complicati, ma abbiamo servizi ridotti al minimo, non potete toglierci di più. Specie se ad altri lasciate tutto".


"Se un medico di famiglia non conosce l'intendimento del suo utilizzo all'interno della casa della salute, allora il problema si pone". Per questo stamattina c'erano anche i medici di famiglia del sindacati Snami a protestare davanti alla sede della regione Marche.


Ora ci sono tre settimane per decidere, durante le quali, ha spiegato Mezzolani, saranno ascoltati i territori e le loro esigenze. Al termine, si deciderà se e come ritoccare il Piano.


Mentre per lunedì è convocato un consiglio provinciale sulla Sanità.




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